Cielo nero (Sofia Astegiano)

Risplende fulgida la luna
questa notte di fredda primavera.
In questo cielo così lontano
stretto stretto,
confinato deve rimanere, intrappolato
tra questi monti familiari ed oscuri.
Nessuna luce a rischiarare il verde, se di verde si può ancora parlare.
Un mare nero, distesa d’ombra che si staglia netta contro le luci gialle della città.
Come Falene impazzite cercano le proprie compagne, tra scintillio e bui improvvisi.
Come Falene innamorate si scagliano contro il cielo nero.
Senza danza, senza speranza.
Desiderio di morte, di lasciarsi andare all’abbraccio soffocante delle montagne.
Natura chiama natura, selvaggia, indomita
satura.
Non vi è posto per le mura di pietra,
le strade lastricate,
per auto parcheggiate nei cortili,
per passanti attardati lungo la via di casa.
Solo cielo immenso sopra le teste di chi non dorme,
di chi sogna cieli ancora più vasti,
di lune ancora più bianche.
Solo questo maledetto cielo
Che non finisce, che non capisce.
Un vuoto che soffoca, schiaccia i corpi.
Non bastano le preghiere di donne, le lacrime di una madre al capezzale del figlio.
L’eco non si ferma, corre, fino alla curva del fiume per poi proseguire
come vento sulla roccia,
come pioggia sulla neve
E poi di nuovo acqua.
Come la luna bianca
Come questo maledetto cielo troppo pieno di pensieri, alcuni fieri, altri neri neri.
Non si vede, non si crede.
Solo cielo intorno a me.
Solo buio dentro di me.

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